venerdì, novembre 01, 2013

Invecchiare per non morire o morire per sopravvivere?


Nella inconclusa (ed inconcludente) lotta contro l'invecchiamento c'è una profonda misconoscenza dei principi che permettono all'Uomo ed all'Universo di esistere e sopravvivere.

Il principio naturale alla base di ciò che siamo e che saremo, è quello del continuo aumento del disordine: senza tale disordine non si sarebbe creata la varietà di materia ed energia, di galassie, di stelle ed infine di pianeti adatti ad ospitare la vita, e senza il caotico susseguirsi di generazioni di minuscole creature in ascesa evolutiva, noi non saremmo mai arrivati a vedere la luce, ne come singoli ne come umanità.

Ora qualcuno vorrebbe immaginare una generazione di highlanders geneticamente modificati in grado di vivere per secoli, ma anche solo lo squilibrio tra la velocità di invecchiamento di diverse specie potrebbe rivelarsi fatale per il nostro futuro; se è vero che i batteri evolvono molto velocemente, creando nuove varietà con caratteri genetici diversi in brevissimi periodi, è anche certo che l'uomo continua a rallentare la sua ascesa genetica allungando la durata media della propria vita, e prima o poi si incontreranno generazioni di nuovi batteri e di vecchi (geneticamente) uomini con le conseguenze che si possono immaginare e che forse alcuni medici cominciano già a rilevare.
Prima o poi dovremo fare i conti con la nostra egoistica smania di sopravvivenza, che come istinto primordiale ci ha permesso di evolverci come specie, ma che declinato nella versione soggettiva diventerà presto il nostro tallone di Achille.

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